Gli oceanografi britannici è dal 1975 che compiono misure ripetute lungo una traccia (in rosso sulla mappa) che attraversa un profondo bacino oceanico, la depressione di Rockall. Le misure sono effettuate in una serie di stazioni lungo tale traccia, che va dalla piattaformacontinentale della scozia a un minuscolo isolotto roccioso chiamato Rockall. E’ un posto davvero affascinante, forse lo scoglio (è largo meno di 30 metri) affiorante più isolato al mondo: dista, infatti, più di 300 Km da ogni altra isola (ed è conteso da ben quattro nazioni).
Per saperne di più vedi sullo scoglio http://en.wikipedia.org/wiki/Rockall.
La serie di misure lungo questa traccia fu iniziata da David Ellett e la traccia stessa è quindi conosciuta come la Linea di Ellett. Le relative misurazioni sono una delle serie più lunghe di alta precisione disponibili sul Nord Atlantico: danno quindi un contributo molto importante per studiare i cambiamenti climatici nel lungo termine. E non solo per la Gran Bretagna e l'Europa Nord Occidentale, dal momento che la corrente calda che scorre sopra la depressione di Rockall modera il clima dell'intera regione, e rende gli inverni molto più caldi del normale a queste latitudini. Ma c’è dell’altro. Dal 1996 il NOCs e il SAMS hanno esteso le misure aggiungendo una traccia che corre fino all'Islanda (linea verde sulla mappa). Questa "Linea di Ellett" estesa è importante per gli oceanografi perché completa le misure del percorso dell'acqua più calda e più salata che dall'Atlantico Nord-Orientale confluisce verso il mare del Nord. Lungo questa linea gli oceanografi possono anche misurare una parte della corrente fredda di profondità che compie il cammino inverso (un'altra parte della corrente torna indietro tra Islanda e Groenlandia).
Ma c’è dell’altro. Infatti, i dati che vengono raccolti in questa campagna, confrontati con le campagne precedenti, servono a capire come stanno cambiando le grandi correnti oceaniche del Nord Atlantico per effetto del cambiamento globale del clima che è in atto.
Queste correnti rappresentano il "sistema di condizionamento" del nostro pianeta, ridistribuendo il calore del sole e fornendo alle medie latitudini inverni relativamente miti. Nel caso particolare del Nord Atlantico sono queste correnti che tengono al “calduccio” il Nord Europa. C’è di più: gli studiosi ritengono che gli oceani finora abbiano agito da 'tampone' nei confronti del cambiamento globale del clima, assorbendo una parte dell'anidride carbonica e del calore in eccesso. Tuttavia le ultime misurazioni e i modelli più recenti suggeriscono che questo ruolo degli oceani si stia invertendo, e che quindi il calore e la CO2 finora accumulati possano essere rilasciati nei prossimi anni e aggravare ulteriormente l'effetto serra e il riscaldamento globale dell'atmosfera. Le misure raccolte in campagne come la Ellett Line consentono di fare un punto più preciso sulla situazione e di affinare i modelli fisici che poi permettono di effettuare le previsioni per il futuro, dalle quali dipendono molte strategie globali socio-economiche di adattamento.