Jun 11
7


Miami, ecco i grattacieli. Miami undici anni dopo. Che emozione! Qui vicino la mia vita è cambiata. Un incidente assurdo, disperazione. E invece la vita, bellissima. Ti riserva mille sorprese. Miami ora è un luogo di vacanza. Tutto qui è accessibile, vai dovunque senza doverti preoccupare della tua compagna di viaggio, la carrozzina. Sali e scendi da qualsiasi autobus, tutti hanno la pedana, entri in qualsiasi bar o ristorante e sei sicuro di trovare un servizio igienico. Sei una persona, sei un cliente come tutti gli altri. È questo il messaggio della Convenzione dei diritti della persona disabile redatta dall’Onu nel 2006, il suo messaggio sulle nostre vele ha percorso 12.000 km. “È più facile attraversare l’Oceano in barca a vela che Milano con l’autobus” è una frase che pronuncio spesso. Qui non è così, non ci sono barriere, né architettoniche né culturali. Non è sempre stato così. Ci sono voluti un Presidente in carrozzina, Roosvelt, la guerra del Vietnam, una legge severa e rispettata come il Disability Act, che impone a tutti i luoghi pubblici di essere accessibili. Certo, l’Italia è un paese con una storia millenaria, luoghi antichissimi, ma molto si può fare. Un paese bellissimo, il nostro, che gli americani ci invidiano, ma complicato per chi ha problemi di mobilità. Siamo qui per imparare, per chiedere a chi ha fatto questo percorso prima di noi cosa possiamo fare per rendere il nostro paese più fruibile per tutti. Con il catamarano siamo ospitati da Shake a Leg, una fondazione creata dal Miami Project, il più grande centro al mondo per i traumi spinali, che permette a 5.000 persone disabili ogni anno di veleggiare con delle piccole barche a vela. Ci mettiamo al loro servizio, usciamo portando i loro ragazzi. Questa fondazione ha un sogno, diventare un centro di riferimento per il turismo accessibile, fornendo formazione e monitorando tutto ciò che al mondo è visitabile da tutti. Venezia? Un sogno per tutti. Con l’Assessorato al Turismo della Regione Veneto lavoreremo su questo, valorizzare ciò che oggi è già accessibile, farlo conoscere e creare i servizi che possono permettere a tutti di godere della nostra bella terra.
Apr 11
22
1000 miglia all’arrivo. Circa 2000 km ci separano da Miami. Lasciate le Isole Vergini riprendiamo il nostro cammino per Turcs and Caicos, prossima tappa. Tre giorni circa se il vento ci è favorevole. Sto riposando, la navigazione è lunga, la barca spinta da un bell’aliseo mi culla. La barca rallenta, si ferma, mi sveglio. L’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Esco fuori: “Dai che ha preso, dai che ha preso”. Andrea e Diego si danno da fare con la canna e il mulinello. Un tonno di 3 kg, pinna gialla! “Bel colpo ragazzi”. Che bel modo di essere svegliati! La cena si preannuncia uno spettacolo. Diego lo sfiletta, Maria fa il sushi. Il risultato supera le aspettative. Dopo due notti in mare, all’alba uno spettacolo si apre, sono gli isolotti di South Caicos, entriamo in baia, siamo soli. Scendiamo a terra per fare dogana, un pescatore rasta tenta di venderci una tartaruga da mangiare, che shock! Ne vediamo ogni giorno in mare sono così belle! Un paesino piccolissimo, sembra di essere fuori dal mondo, le persone sono molto gentili, per fare dogana perdiamo un giorno intero, sono i loro tempi, è inutile arrabbiarsi, non serve, non ti fa più felice. In rada si aggiunge un altro catamarano, una coppia inglese che sta girando da 15 anni il mondo con la barca e pensa di farlo per almeno altrettanti anni. Facciamo amicizia e l’indomani attraversiamo insieme la grande laguna di questo arcipelago, circa 100 km con l’acqua bassissima, al massimo 4 metri, spesso 2. La navigazione è bellissima sembra di essere sospesi nell’aria, navigando si vedono granchi, stelle marine, l’acqua è così trasparente che sembra non esserci. Le teste di corallo affiorano qua e là e tante sono le barche che ne hanno fatto le spese. Si naviga solo con la luce del giorno, non troppo presto, non troppo tardi, la visibilità deve essere ottima, gli strumenti elettronici non bastano, l’occhio umano conta sempre più di tutto. Da qui in poi le Bahamas, conosciute per Nassau e i suoi spettacolari alberghi, in realtà sconosciute ai più. Stiamo navigando tra atolli, qui detti cays, incredibili e disabitati. Non ci sono molte barche, le rade affollatissime delle isole vergini sono lontane. Lo spettacolo è mozzafiato e ogni giorno ci sembra più bello del precedente”.
Non ho mai visto un posto così, è il posto più bello del mondo, ogni giorno nuovi colori e nuovi immagini si sovrappongnono e cancellano quelle del giorno prima. Delfini, tartarughe, razze e squali popolano questi mari. La navigazione prosegue lenta, i coralli sono belli ma pericolosi, di notte non si può procedere e così non ci resta che porseguire con calma riempiendoci gli occhi di tanta bellezza.
Apr 11
10
Dieci giorni in Italia per Gitando la piu’ importante fiera sul turismo accessibile. Un successo di pubblico, 35.000 visitatori, tante scuole, tanti ragazzi per incontrare sportivi, attori, clown disabili, per conoscere la disabilita’ attraverso il gioco, per sdrammatizzare un po’ questo mondo facendone emergere le potenzialita’ e anche le difficolta’ che tutti noi possiamo contribuire a diminuire, eliminando barriere architettoniche e culturali. Molto interesse da parte degli operatori per un mercato che parla di numeri importanti: 65 milioni di persone con disabilita’ in Europa potenziali viaggiatori. Qualcosa sta cambiando. Con addosso la primavera e la speranza di non dovermi preoccupare in un futuro non troppo prossimo se quel ristorante ha un bagno adatto o se quell’autobus ha la pedana per poter salire con la mia seggiolina, torno ai Caraibi, torno a Saint Martin dove ho lasciato nelle mani di Maria la barca.
Ripartiamo diretti a Turks and Caicos, un arcipelago, il primo, venendo da sud, delle isole Bahamas.
500 miglia di navigazione, 1000 km all’incirca, 3 giorni stimati, nessuna sosta.
“una barca, una barca sola in mezzo al mare, non c’e’ nessuno” grido durante il mio turno di guardia. Siamo partiti da 6 ore, la costa e’ a 50 miglia (100 km) un motoscafo di 8 metri con due potenti motori fuoribordo Ma cosa ci fa con l’ancora calata in mare? Ci sono 500 metri di fondale. ritiriamo le vele e a motore cominciamo a girarci intorno, forse sono due innamorati… Chiamiamo, a voce, con il megafono, con la radio, nessuno. Diego sale a bordo. “Ci sono le chiavi,il pieno di benzina, effetti personali, passaporti e anche…3 costumi!” dopo vani tentativi di avvisare la guardia costiera decidiamo di portare la barca nel porto piu’ vicino. Navighiamo e alle due di notte raggiungiamo Virgin Gorda. nell’arcipelago delle bellissime British Vergin Island. Contatattiamo la polizia che indolente ci invita a raggiungere il commissariato di prima mattina. La realta’ supera l’immaginazione e se non me lo avesse raccontato al telefono una delle protagoniste stenterei a crederci. Va detto che la barca sta bene e ora anche i suoi 3 occupanti. Tre turisti americani, due donne e un uomo, noleggiano una barca a Saint Martin il 1 aprile. Vedono uno dei vari atolli che circondano l’isola, bellissimo, deserto. Alla Robinson Crusoe le due donne fanno il bagno nude, lui dalla barca le fotografa e poi le raggiunge. Vivono vicino a New Port (la patria della vela), lui a detta della moglie e’ un esperto marinaio, ma si vede il caldo o qualcos’altro non e’ stato molto accorto nell’ancorare la barca al fondo sabbioso. “L’abbiamo vista partire, mio marito ha provato nuotando a raggiungerla ma non c’e’ stato nulla da fare, la corrente l’ha portata via”. “Abbiamo passato tutta la notte sull’isola nudi, nudi , che freddo e gli insetti poi, al mattino un pescatore ci ha visti e ci ha soccorso” mi dice in un italo americano merito del nonno napoletano. Faccio fatica a non ridere, negli occhi le foto, non proprio due grazie. Un’avventura da raccontare, che fa tanto ridere, ma quanta paura e quanto spavento devono aver provato. Per 3 giorni poi una barca di 8 metri ha vagato nel mare, su una rotta piuttosto frequentata in questo periodo di alta stagione, con un proprietario che la cercava disperatamente. Non siamo in mezzo all’oceano, siamo tra le isole spesso tra spiagge bianche e acque cristalline, ma il mare e’ sempre il mare e una gita fuori porta rischia di trasformarsi in tragedia.
Apr 11
6
Avvistata una barca in mezzo al mare, nessuno a bordo! ci avviciniamo, nessuno. Chiamiamo con la radio,nessuna risposta. Siamo a 40 miglia dalla costa, 80 km! sta facendo scuro cambiamo i nostri programmi e decidiamo di trainare la barca al…le isole Vergini e dopo 10 ore la consegniamo alla polizia. Tutto bene, i malcapoitati, 3 turisti americani che avevano noleggiato la barca, stravano facendo il bagno nudi su un’isoletta, l’ancora non ha tenuto, la barca è partita, troppa corrente impossibile recuperarla. Nudi hanno passato la notte sull’isoletta e al mattino un pescatore li ha trovati. Non è una barzelletta, il racconto è di Lycia Flangan che mi ha chiamato per ringraziarmi. A bordo avevano tutto, passaporto, soldi, telefono, carta di credito, sigarette.e….costumi!! Andrea
Mar 11
28
Mar 11
23
Feb 11
25
Feb 11
13
Feb 11
8
Jan 11
20
Since almost 2 weeks we haven’t seen anything, no boats, no trawlers, no ships, nothing at all. Alone between sky and sea, sea and sky, absorbed in the most unpolluted nature where, paraphrasing the great Alberto Sordi, you realize to be a nobody at the mercy of elements. You live every day, every hour with the awareness of what’s going on. The clock doesn’t exist any more to mark time and actions, it’s the daylight to drive your day.In town this dimension is overcome by an habit which sweeps you away, make you forget to be a small particle of an immense universe that you cannot control but only respect.
The Trade Wind drives with power, the wave is high and wild, our attention is high. The sun shines out, the white crests take the wind down, we can breathe easier. The power-generator doesn’t work any more, we must switch off all connections. The only lights on board are provided by the led of the head-lamps that we wear. It’s an ever-changing. It’s not possible to evaluate the hazards on board and the spirits go up and down in every moment.
The team is compact but being always in close contact, a nothing can create bad moods. It’s a school of life, you settle into managing in balance the continual changes, conflicting emotions. A sunset with the sun cheering you diving into the water, fills you up, moves deeply you, melts you. A wind squall which finds you off-guard and appears endless gets you frightened, concerns you.
The power-generator starts again, great joy on board. “The whale! The whale”! It’s the second time, I’ve missed the first spotting, just seen only bubbles. Here is, by this time I don’t let it slip away, the fin is navigating in parallel to us, probably it’s a fin whale as described in “Moby Dick”, the book taken with me in this cross.
Signal of 99,9 miles. We are almost arrived, but an accident could always occur.
We enter sailing into the harbor of Le Marin, the engines don’t switch on! We let the anchor fall and we still await the birth of the new day. It’s our last dawn, the water is calm, the wind seems stopped.
13 days, 14 hours from Canary Islands to Martinica, 2850 miles far away. “Bravi! Bravi a tutti! It has gone”
Andrea Stella